La Chiesa di San Michele Arcangelo

© di Luigi Zuchi II - 2015

********

Sutri – Chiesa Madonna del Parto – foto S.Bargellini 1907

 

La chiesa rupestre denominata “San Michele Arcangelo” dedicata al culto micaelico importato con la dominazione longobarda e tramandatosi fino al tardo Rinascimento poi detta “Madonna del Colosseo” ed infine “Madonna del Parto o dei SS. Martiri”, in origine tomba etrusca e Mitreo tutta incavata nel tufo, sul lato settentrionale dell’Anfiteatro, si compone di tre navi e nel vestibolo conserva traccia di tombe etrusche. Nella parte destra dell’attuale accesso alla chiesa un muro costruito nel 1970 nasconde alla vista del visitatore una copiosa quantità di ossa umane.

Nel pavimento della navata centrale, vicino il presbiterio, è scavata una fossa rettangolare che la tradizione locale considera la tomba di un martire sutrino, ed in uno dei pilastri della navata sinistra è presente un condotto in terracotta che convogliava l’acqua piovana ad uso dei fedeli e pellegrini che la bevevano o irroravano per riceverne guarigione. Avanzi dell’originario pavimento in cocciopesto si evidenziano in più punti della navata centrale. Cinque piccole finestre nella navata sinistra danno luce all’ambiente. La penultima apertura originariamente era l’ingresso principale del sito fornito di una piccola scala esterna tagliata nel tufo.

Il ricco apparato decorativo testimonia il regolare utilizzo del sito, come luogo di culto cristiano dall’ VIII al XV secolo. Il culto micaelico introdotto nell’area di Monte Gargano sin dalla fine del V secolo ed inizialmente rimasto circoscritto nell’area locale, ebbe enorme sviluppo e diffusione dai Longobardi legati alla figura di Michele, eroe e guerriero, capo dell’esercito celeste. Fu introdotto a Sutri tramite la dominazione Longobarda (fine VI secolo).

Frammenti di pittura presenti nel pilastro di destra contiguo l’altare evidenziano un cartiglio su cui è dipinta una croce diretto riferimento ai Templari gestori della contigua chiesa di San Giovanni del Tempio (o Madonna del Tempio) soggetta alla Commenda di S.Maria in Carbonara di Viterbo. Nella volta a botte contigua il presbiterio è raffigurato un San Michele Arcangelo con vari angeli con uno scettro ed un globo il suo volto è a rilievo, forse la più antica testimonianza del culto di S. Michele. Adiacente il presbiterio alcune figure simboliche quale un pesce, una colomba con il ramo d’ulivo, intrecci di nodi confermano l’antica frequentazione cristiana. Nella parete della navata sinistra due dipinti del XV sec. rappresentano S. Eusebio, con Madonna e bambino, protettore e patrono di Sutri fino al 1664. Nel quarto pilastro della navata destra è raffigurata una Madonna con bambino benedicente, il Bambino ha in mano un uccellino ed un cartiglio. L’uccellino rappresentava nella cultura pagana, poi cristiana l’anima dell’uomo che alla morte vola via. Tale dipinto è assimilabile ad altro dipinto presente a Sutri, nella chiesa di S.Sebastiano che grazie alle ricerche della dott.ssa Fiorella Proietti (vedi Studi Romani Gennaio-Dicembre 2011) è opera del pittore umbro Rinaldo Iacovetti (Rinaldo di Calvi) che dipinse nel 1508, nella nuova chiesa da poco tempo edificata dalla Confraternita di S.Sebastiano, in sostituzione di altra chiesa diruta, posta nella contrada Mesagne nella via che conduceva alla chiesa di S.Francesco.

 

            

     Chiesa Madonna del Parto                               Chiesa di San Sebastiano

 

IL MITREO

Il complesso rupestre varie volte è stato identificato con un Mitreo successivamente destinato a luogo di culto cristiano. L’ipotesi formulata in base alle caratteristiche planimetriche e strutturali avrebbe trovato conferma, secondo vari studiosi, nel ritrovamento a Sutri di un bassorilievo mitriaco, ora al Museo delle Terme di Diocleziano la cui esatta provenienza era sino a ieri sconosciuta.

La storica Prof. Chiara Morselli nel libro “Sutri” del 1991 a pagina 63 cita: “secondo alcuni studiosi lo spelaeum mitriaco, avrebbe trovato conferma, nel ritrovamento a Sutri di una lastra con rilievo mitriaco, ora al Museo Nazionale Romano”.

Un fascicolo di documenti consegnatoci da un amico parente del fu Ing. Raniero Mengarelli, esperto ed estimatore del Ministero delle Antichità, presumibilmente datato primo decennio del 1900, ed intestato “Oggetti acquistati dal Ministero dalla vedova Flacchi in Sutri”, fra i 57 oggetti alienati al Ministero ed elencati dall’ing.Mengarelli, viene citato al punto 42: “Bassorilievo di tre pezzi largo m.1 alto cm.70 rappresentante il sacricifio mitriaco. Si scorge il genio di Mitra avvolto in ampia veste, succinta la vita, poggiante un ginocchio sopra un toro che uccide immergendogli un pugnale nella gola. Al collo del toro stà un cane che lambisce il sangue che sgorga dalla ferita. Sotto la pancia stà un serpe ed uno scorpione ai testicoli. Sul lato destro si vede parte di una civetta. Il tutto riprodotto in un ambiente scavato nel tufo”.

 

Terme di Diocleziano – il culto di Mitra proveniente da Sutri

 

Presso il museo delle Terme di Diocleziano solo recentemente è stato rinvenuto il bassorilievo in marmo citato come scheda 1682, inventario 126284 –Salette Orientali A- proveniente da Sutri e descritto come segue “Tre frammenti ricongiunti pertinenti un rilievo Mitriaco. Sono rappresentati Mitra Tauroctono, di cui manca la testa (elemento a suo tempo non evidenziato dal Mengarelli), il serpente, il cane e lo scorpione. La scena è inquadrata da un rilievo roccioso. Il frammento sinistro è unito al destro con un tratto di gesso”. La vedova contessa Flacchi si presume essere Concetta Flacchi nata a Sutri il 12.12.1867 figlia del Conte Giovanni e madre Francesca Bonizi di Tolfa, vedova del dott. Attilio Sirani. Tra gli oggetti alienati dalla contessa Flacchi si cita al punto 4: “Frammento di un bassorilievo alto cm. 29 largo cm.20, rappresentante la Sacra famiglia. Il lavoro è grossolano ma ha tutti i caratteri dello stile dei primi tempi dell’era cristiana”.

Al punto 10: “Frammento di sarcofago rappresentante a bassorilievo una piccolissima figura coperta dal pileo frigio”; tutti presumibilmente provenienti dalla stessa chiesa della Madonna del Parto.

       

                         La sacra Famiglia                                        Figura con pileo frigio

 

I dipinti nel vestibolo della Madonna del Parto - foto G.B.Caccia

 

I PELLEGRINAGGI TESTAMENTARI

Accedendo al vestibolo nella parte sinistra, entro il primo riquadro è raffigurato al lato sinistro un santo che vari studiosi, di recente concordemente, identificano con San Giacomo Maggiore in basso la committente del dipinto, al centro la Madonna con Bambino in braccio che tiene nella mano destra un rotolo aperto, su cui è l’iscrizione SI.QUI./S.PER /ME.T(…) /VENER /IT.SAN /ABITUR; e a destra S.Michele Arcangelo.

Il pannello centrale è di estremo interesse e riproduce episodi significativi del culto di S.Michele Arcangelo sul Monte Gargano: sulla sinistra un arciere, (identificato come Gargano, o Elvio Emanuele, un ricco signore pugliese) nell’atto di scagliare frecce contro un toro dentro una grotta. Egli viene trafitto dalle stesse miracolosamente respinte; in alto a sinistra l’immagine dell’Arcangelo nel miracolo della sua apparizione, a mezzobusto e ali spiegate e con la lancia in mano ad indicare che il luogo è suo. Sulla destra dal basso verso l’alto, si snoda una lunga processione di pellegrini e fedeli diretti alla grotta del Santo.

 

 

Particolare del dipinto - Il compenso del pellegrinaggio eseguito da una buona e devota persona

 

Le prime tre figure ai piedi dell’arciere, rappresentano marito e moglie che devono compensare la buona e devota persona che si è recata su commissione, in pellegrinaggio al Santuario di San Michele sul Monte Gargano (ovvero a S.Giacomo de Galizia), a pregare per la salvezza dell’anima come da precedente disposizione testamentaria notarile di un loro familiare defunto. Quale prova del pellegrinaggio eseguito la buona e devota persona consegna una piuma.

Nell’ultimo pannello a destra della porta è raffigurato San Cristoforo, patrono dei viandanti con folta barba, con un bastone palma e con Cristo sulle spalle, nell’atto di attraversare un fiume con pesci. Cristoforo portatore di Cristo è dunque portatore sulle sue spalle del peso del mondo.

A Sutri il culto micaelico, testimoniato nell’apparato pittorico della chiesa, trova riscontro in vari documenti notarili (testamenti) di fine XIV ed inizio del XV sec. relativi a disposizioni testamentarie, nei quali il testatore dichiarava che dopo la sua morte una o due buone e devote persone si recassero in pellegrinaggio a visitare i Santuari di San Michele Arcangelo nel Gargano (numerosi) ovvero S.Giacomo de Galizia a pregare per la salvezza per l’anima sua, ponendo l’onere a carico degli eredi. I pellegrinaggi testamentari erano facoltà esclusiva del ceto nobile sutrino. I personaggi più facoltosi imponevano ai propri eredi, dopo il loro decesso, di inviare due buone e devote persone, sia a San Giacomo de Galizia che a S.Michele Arcangelo o San Nicola di Bari.

L’archivio ci dà notizia di un testamento dettato da Ser Antonio fu Jancarosi di castro Ronciglione, residente in Sutri, padre di donna Vona moglie del nobile Domenico di Renzo Moscardi sutrino, il quale impone ai suoi eredi di mandare due buone e devote persone a visitare il sepolcro di ns. signore Gesù Cristo nella città di Gerusalemme e far eseguire dieci messe per la salvezza dell’anima sua (atto rogato dal notaio Stefano Marcoli il 13.7.1410 prot.1487).

Per il pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella, una testimonianza notarile ci informa sulla presunta durata del viaggio.

L’ atto, rogato il 22.1.1488 vol.72 dal notaio Ser Simone Marri, ci dice che un certo magistro Cristallo santese della Chiesa di S.Maria di Monte Bono (poi, detta Madonna del Carmine), pone la somma di 16 ducati larghi d’oro sull’altare della Chiesa ed inginocchiato, dichiara “perché io voglio se a Dio piace andare alla chiesa di San Jacobo de Galizia e se torno entro il termine di due anni porterò una pianeta bella di porpora bianca con fregi d’oro (come quella che ho donato alla chiesa di San Francesco di Sutri) e un calice di bassamano per la chiesa di Santa Maria di Monte Bono di Sutri, questa elemosina voglio sia fatta per remissione dei miei peccati”.

Per il pellegrinaggio a S. Michele Arcangelo, due atti notarili ci informano del compenso erogato alla buona e devota persona:

1) il 10.2.1395 il sutrino Renzo Pucciolocchi detto “il Piatto” detta il proprio testamento e dichiara che i suoi eredi, dopo la sua morte, sono obbligati a mandare una buona e devota persona in pellegrinaggio alla chiesa del beato Michele Arcangelo di Monte Galgano, a pregare per l’anima sua, per il compenso di dieci fiorini, quale rata di ognuno dei suoi due eredi (atto del notaio Stefano Marcoli prot.749 volume 10).  

2) atto testamentario del 16.11.1453 vol.21 a rogito del notaio Giovanni Cobuzi, donna Margherita fu Antonio di Montefiascone moglie di Franceschino, attualmente residente in Sutri nella sua casa posta nel Borgo a confino con proprietà del fu nobile Francesco Pierleoni (detto degli Arragiati o Compagno) ed altra proprietà di S.Spirito in Saxia via pubblica e altro lato, dichiara di lasciare 20 fiorini a suo marito Franceschino da consegnare, dopo la sua morte, ad una buona e devota persona per fare il pellegrinaggio a S.Michele Arcangelo sul Monte Gargano a pregare per la salvezza dell’anima del suo defunto figlio Domenico.

 

I PELLEGRINAGGI DI CONVERSIONE

Il compianto rev. Mons. Giacomo Gentili nel suo libro “Memorie del Borgo” a pag.12 ci informa che i pellegrinaggi di conversione a S.Giacomo di Compostella e a S.Michele Arcangelo sul Monte Gargano furono imposti come penitenza a chi avesse catturato e maltrattato chierici.

Questa ingiunzione la troviamo nel Sinodo celebrato in Sutri dal Vescovo Angelo (già arciprete di Vetralla) nel 1371 parte III cap. IV. “oltre alla pene temporali e pecuniarie da infliggere a costoro non altrimenti siano assolti se non attraverso una penitenza salutare (con visita) alle Diocesi del beato Giacomo apostolo di Compostella o del beato Michele Arcangelo del Monte Galgano che una volta abbiano inteso visitare dal quale viaggio debbano riportare come testimonianza le lettere dell’arcivescovo di Compostella o di Siponto o dei Vicari di essi”. L’elemento dimostrativo dei pellegrinaggi testamentari e di conversione (piuma poi lettera documentata) induce a ritenere che i dipinti del vestibolo siano molto più antichi di quanto dichiarato da vari studiosi.

 

I PELLEGRINAGGI CON DONAZIONE

Presso l’archivio notarile di Sutri sono giacenti vari atti notarili che ci informano sui pellegrinaggi con donazione:

-Il 21.4.1401 Francesco di Guglielmo Doypbath de Alemannia detto “Francesco Todesco” detta il proprio testamento dichiarando di recarsi in pellegrinaggio a S. Michele Arcangelo sul monte Galgano e temendo la futura morte, dona alla moglie Petruccia ed al figlio della moglie Antonio tutti i suoi beni. Atto in Sutri in domo del testatore posta nel Borgo maggiore (atto del notaio Stefano Marcoli volume 948).

-Il 27.4.1505 donna Rosa di Pietro Factiboni sutrina, dichiara di andare in pellegrinaggio per devozione a visitare la chiesa di San Jacobo de Galizia e accertato il lungo viaggio e vari pericoli che possono causare la sua morte, dona tutti i suoi beni alla figlia Perna (atto rogato dal notaio Placido Franchi volume 66).

-Il 7.3.1509 Gregorio Salomoni, abitante in Sutri, dichiara per devozione di andare alla chiesa Santi Jacobi de Galizia in Compostella e premettendo che il viaggio è lungo e molto pericoloso da temere la futura morte, dona a titolo di donazione inter vivos tutti i suoi beni mobili e stabili a Giovanni Tartarino di Sutri, con condizione e patto che tornando sano dal pellegrinaggio la presente donazione è annullata (atto del notaio Placido Franchi volume 69).

 

LE DENOMINAZIONI DELLA CHIESA  

L’archivio storico sutrino citando 3 atti notarili del 1567 e del 1581 conferma che la denominazione delle Chiesa era dedicata a “San Michele Arcangelo”, rimuovendo tutti i dubbi finora esistenti.

Il rettore della Chiesa di San Michele Arcangelo fino al 9.5.1567 era il Rev. Arciprete Flaminio fu Lorenzo Moscardi (atto del 23.6.1567 vol.280 del notaio Ser Domenico Palozzi).

Presso la Chiesa Cattedrale fu costruita una Cappella denominata San Michele Arcangelo e Annunziata e il rettore o beneficiato risultava il presbitero Muzio Gregori (atto del 12.7.1567 vol.375 del notaio Pietro Petrini).

Il rettore della Chiesa di S.Michele Arcangelo, dopo il decesso di Flaminio Moscardi, risultava il Rev. Virgilio Ricci di Colle Scipioni deceduto alla fine dell’anno 1581 (atto 3.12.1581 vol.158 del notaio Curzio Francesco).

Nelle visite alle Chiese del suburbio sutrino effettuate dai Vescovi Francesco Giusti (1686-1689 e 1692), Savo Millini (1694-1697 e 1698), Giuseppe Cianti Arberinus (1704-1706) non viene citata la chiesa della Madonna del Colosseo.

Il 3.11.1735 prot.84 atti della Comunità sutrina (anni 1724-1739), nel Consiglio segreto presieduto dal Confaloniere Giovanni Antonio Mancinelli e Giovanni Battista Gabrielli Anziano con l’assistenza del Governatore e i Consiglieri Pio Mancinelli, Crispino Battistella, Pietro Paolo Nesoli, Giovanni Francesco Santucci, Filippo Mezzaroma e Liberato Mancinelli, si deliberò: “Fu risoluto che attese le suppliche della Madonna SS.ma del Colosseo, dovesse darci l’elemosina di giuli 36 l’anno, come altre chiese, con che se ne debba ottenere la licenza dalla Sacra Congregazione del Buon Governo”.

 

Il dipinto della Natività presso l’altare

 

Nel 1737 il Vescovo Vincenzo Vecchiarelli durante la sua visita alla chiesa aveva disposto la chiusura dell’originario ingresso troppo angusto (forame) e parzialmente diruto e l’apertura di un nuovo accesso nell’attuale vestibolo, delegando l’incarico all’arciprete Luca Antonio Cialli. Accertato che i sutrini veneravano particolarmente la Nascita del Redentore, rappresentata in un affresco situato nella parete dell’angolo del nuovo accesso, ordinò fosse trasportata nell’altare della Chiesa stessa. Mastro Giacomo Antonio Bisconti, incaricato del lavoro, finanziato dall’elemosina dei Sutrini, tagliò il blocco su cui era il dipinto ed allargò l’incomodo accesso, risparmiando una piccola parte dell’arco ancora visibile nella sommità della porta. Il dipinto riproduce la Vergine seduta con ai piedi il bambino in fasce e San Giuseppe in atto di adorazione, vicino il bue e l’asino ed in alto una stella e da un lato i pastori in piedi che danno fiato ai loro istrumenti: un piccolo ma antico presepe esistente. Al termine dei lavori il giorno 15 Agosto 1738 la Chiesa con solenne celebrazione, perse l’indicazione di “Madonna del Colosseo” ed assunse la nuova denominazione di “Beata Maria Vergine del Parto” e la festività fu stabilita l’ultima domenica di Agosto di ogni anno. Successivamente la famiglia Muti-Papazzurri Savorelli proprietaria dei terreni circostanti e della soprastante villa aveva posto il proprio stemma, oggi consunto e tuttora presente, sopra l’ingresso della Chiesa quasi a vendicarne la proprietà….

8.12.1772 – Visita del Cardinale Pietro Panfili. “Il visitatore assieme ai convisitatori si è recato alla chiesa della beata Maria Vergine del Parto, verso l’Anfiteatro. Il tufo scavato dà forma a questa chiesa che presenta la forma di una grotta, ha tre strettissime navate e un solo altare, privo di pietra sacra e con la mensa in parte sconnessa. Benchè sia notevole per antichità di forme, tuttavia non è parsa abbastanza decorosa al Cardinale visitatore perché vi si possano tenere le sacre funzioni; perciò è stata sospesa. Inoltre, qualunque restauro possa essere fatto in seguito, ha vietato che vi si celebri messa in futuro e ha esonerato il Capitolo dalla celebrazione degli uffici divini nel giorno festivo della sacra immagine della stessa, cioè la domenica quarta di agosto. Le sacre suppellettili per l’altare e la celebrazione della messa, insieme col calice e la patena, e il confessionale, oggetti che la chiesa ha avuto in dono per la devozione del popolo e dei priori “pro-tempore”, l’Eminentissimo visitatore li ha concessi alla chiesa della Beata Maria Vergine del Carmelo a Monte Bono (Madonna del Carmine); questa decisione nasce dal fatto che è giusto che oggetti frutto delle elargizioni del popolo siano assegnati ad una chiesa la cui manutenzione spetta alla comunità della città di Sutri. Si è data anche celere esecuzione al rescritto favorevole del Cardinale in risposta alla supplica del priore di Santa Maria di Monte Bono per la concessione di quelle suppellettili. Orsola Cialli, presso la quale erano tenute in custodia le suppellettili, le ha consegnate al padre Priore come appare in un atto privato in cui sono descritte”. Postilla: “la chiesa della Beata Maria Vergine del Parto fu riabilitata e ripristinata nelle sacre funzioni in vigore del rescritto del Papa e per decreto del vicario generale di Sutri, come appare negli atti dei benefici in data 24.8.1779”.

Il 27.11.1844 il Vescovo di Sutri e Nepi Francesco Spalletti, dopo la visita alla chiesa della “Madonna del Parto” da lui definita anche dei “SS.Martiri” effettuata il 14.3.1844, aveva emesso un decreto notificato al Marchese Alessandro Muti Papazzurri Savorelli il quale possedeva lo jus-patronato della Chiesa, obbligandolo entro sei mesi di restaurare l’altare diruto, di mettere pannelli ferrei con chiave per impedire l’accesso all’altare, di munire le finestre con ferrate e chiudere ogni sera la porta di accesso alla Chiesa.

 

LA CHIESA E I VISITATORI

Nell’ottobre del 1842 il noto archeologo inglese George Dennis unitamente al disegnatore Samuel J. Ainsley in visita alla chiesa della Madonna del Parto ci dice che nei pressi della stessa era riportata la seguente iscrizione: “Qui ferma il passo. Il luogo è sacro a Dio, alla Vergine, al riposo dei trapassati. O prega o parti”. All’interno il Dennis aveva rilevato la presenza di un pittore che stava restaurando il dipinto della Madonna del Parto. Il Rev. Mons. Giacomo Gentili (1933) ci notizia che in tempo non lontano, mani sacrileghe deturparono con infelici stucchi l’antico altare ma furono rimossi nell’Agosto del 1909 a spese del Municipio e con il concorso del Vescovo Joseph B. Doebbing.

Nel libro “Etruria Meridionale” del 1909 di Sante Bargellini la Chiesa della Madonna del Parto viene così descritta: “Sceso e traversata la piccola valle, prima di salire al poggio Savorelli io vidi ai piedi dell’alto e scosceso dirupo delle irregolari finestre della Madonna del Parto, certo una delle più strane di tutta la cristianità.

Alle falde di questo monte gli Etruschi praticavano le loro tombe; se ne incontrano dappertutto, ampie come caverne, spogliate -s’intende- di ogni suppellettile, rovinate, deturpate dal tempo e dagli uomini. Molte di esse servono di porcile, di stalla, di stabbio, dopo aver forse servito anche da sepoltura romana e cristiana, e attraverso a qualcuna io vidi, dall’altra parte del monte, passare l’acqua del fiume che chiamano La Mola. E’ l’acqua sudicia, nerastra, limacciosa, che talvolta, per scoli e filtrature di terreni forse ricchi di ocra gialla, si colora bizzarramente, ma tristemente, e scorre, con un gioco di ombre paurose, tra il borracino e le erbe larghe, verdi, villose, di quelle, che quì più che altrove, possano chiamarsi davvero morte vive.

Eppure chissà con quanta affettuosa e disinteressata pietà saranno state costruite, adornate, dipinte, arricchite di suppellettili preziose dai nostri lontani ed obliati progenitori. Queste, in cui mi accingevo ad entrare adesso, sono state relativamente più fortunate; esse non hanno fatto che cambiare la forma del culto e della devozione e da tombe etrusche sono diventate Chiesa cristiana.

Ma quale Chiesa! Scavata, adattata tra queste tombe di tufo, umida, sotterranea, essa ha più della catacomba che della Basilica, cui pure potrebbe, per la sua forma, essere ascritta.

Tale qual è il suo pregio consiste appunto nella sua originalità e nella sua alta antichità, che può andare dal VI al IX secolo av. Cristo.

Il Dennis racconta che quando venne a Sutri (1842-47) un giovin pittore stava riparando in quella chiesa della Madonna del Parto l’affresco dell’altare maggiore. Il giovin pittore si offrì di far da Cicerone all’archeologo straniero e gli mostrò lì nella chiesa, dietro la sagrestia, una porta chiusa che disse mettere alle catacombe di Sutri. Aggiunse esser fama che queste catacombe comunicassero con quelle di Nepi, di Roma, di Ostia.

Ora io, per quanto accuratamente facessi il giro di tutta la chiesa, non vidi nulla che rassomigliasse a porte chiuse od aperte e nessuno sà dove sia ed ha visto questa leggendaria e misteriosa porta.

Le catacombe di Sutri sono oltre mezzo chilometro dalla città, prendono il nome di S.Giovenale, chiesa che un tempo lì presso, non hanno nulla a che fare con la Madonna del Parto, né comunicano, come vien detto, con quelle di Nepi.

Uscendo dalla basilica, io mi fermai ad osservare un affresco che si trova in una specie di vestibolo e che dovette essere anch’esso una tomba etrusca di cui si scorgevano ancora i loculi. La mia cortese e dotta guida – Mons. Giacomo Gentili sutrino – una delle persone di tale elevatezza di spirito e profondità di dottrina quale nessuno si aspetterebbe mai di trovare nella ignorata modestia di così piccoli centri e che formano poi il ricordo più gradito di tutto il viaggio – mi spiegò che il soggetto di quell’affresco rispondeva ad un’usanza assai comune nel Medio-Evo. Si tratta di una processione al Monte Gargano, e si vedono delle saette che scagliate dall’arciere (Elvio Emanuele ricco signore del Gargano) contro il Toro di sua proprietà e posto in una grotta inaccessibile, ritornano miracolosamente, per volontà di S.Michele Arcangelo, sull’arciere stesso. Esistono qui nell’archivio di Sutri molti testamenti dei secoli XIV e XV nei quali viene lasciato all’erede l’obbligo di mandare una o due persone a visitare in pellegrinaggio il Santuario di S.Michele al Monte Gargano e la formula era: ut mictatur una vel duae bonae personae ad visendum sanctuarium Sancti Michaelis Arcangeli ad Montem Galganum in Apulia. A quei tempi doveva essere una bella passeggiata!

 

IL RESTAURO DEI DIPINTI

Nel periodo del 2008-2009 i dipinti furono restaurati con fondi regionali dalla dott.ssa Francesca Scirpa e nell’ottobre del 2010 la generosità del sig. Dick Coleman di Pittsburg Kansas (USA) ma originario della famiglia sutrina dei Fornaciari, offrì il nuovo portone e gli infissi della Chiesa (mitreo) tanto necessari per la salvaguardia di tale inestimabile ed unico monumento, da preservare alle future generazioni.

La struttura del sito, volutamente nascosta per la natura stessa dei Mitrei ma, soprattutto, la non adeguata cartellonistica privano tanti pellegrini della ragione e memoria storica del loro peregrinare.

      

 

Chiesa Madonna del Parto – foto S.Bargellini 1907